Durante l'evo pre-romano, ed
etrusco in particolare, buona parte del territorio del COMUNE
DI BERRA era emergente. Dopo la traslazione più a settentrione
del Po, quasi concomitante con la presenza della grande laguna
padana chiamata "Padusa", Etruschi e Romani intrapresero
una razionale opera di bonifica, colonizzando il territorio,
dotandolo di strade e di insediamenti agricoli.
Quando l'impero romano cadde (476 d.C.), le invasioni barbariche
riportarono gradualmente ma inesorabilmente in stato di semi-abbandono
queste zone.
I Benedettini di
Pomposa
riattivarono in parte i sistemi di scolo approntando provvedimenti
tesi a prosciugare le paludi e a sostituirle con colture idonee
e redditizie.
Intanto il Po, a causa della grande rotta di Ficarolo (1152
circa), modificò ulteriormente a nord il suo corso
inalveandosi nell'attuale tracciato e formando con una divisione
delle sue acque di fronte a Serravalle, la cosiddetta
Isola di Ariano, bagnata rispettivamente a nord e a sud
dai rami detti di Venezia e di Goro.
Il tentativo di prosciugamento delle paludi e delle valli
attuato dagli Estensi durò poco. Infatti la subsidenza
naturale del terreno, il costipamento progressivo di quello
prosciugato e il taglio del Po a Porto Viro effettuato dai
Veneziani agli inizi del 1600 per salvare la laguna di San
Marco dall'interrimento alluvionale, determinarono il crollo
delle opere estensi e quello, concomitante, dell'economia
dell'intero Ducato.
Con la morte di Alfonso II (1597) finì per Ferrara
la lunga epoca della dominazione estense. Il Papa riprese
possesso dei territori concessi per vari secoli alla famiglia
degli Estensi come "vicari" della Chiesa. Infatti
nel 1598 il pontefice Clemente VIII in persona venne a Ferrara
a significarne il concreto ed irrevocabile ritorno alla Santa
Sede. Da capitale di un Ducato, Ferrara si ritrovò
a essere semplice città sul confine nord dello Stato
Pontificio.
La prestigiosa vita culturale ruotante attorno alla corte
estense cominciò a languire mentre la stessa economia
- con l'impaludamento della zona orientale della provincia
- segnò il passo. Non va poi dimenticata l'opera devastante
delle
frequenti rotte del Po, che intensificarono i danni del
progressivo impaludamento.
Nel 1873, anno successivo alla rotta del Po a Guarda, iniziarono
i grandi lavori per la bonifica del territorio. Si concentrò
in Codigoro, in un unico stabilimento presso il Volano, tutta
la forza meccanica mentre dal 1875 al 1880 si compirono i
lavori di canalizzazione
Il prosciugamento dei terreni a scopo colturale fu concretizzato
grazie pure ai cosiddetti "scariolanti", uomini
che, a migliaia, con vanga e carriola (da qui il nome) erano
utilizzati dalla Società di bonifica per lo scavo dei
canali.